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    July 27

    Discussione su MalAssortiti

     

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    MalAssortiti
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    Data e ora: venerdì 26 settembre 2008 alle 5.00
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    July 15

    Discussione su MalAssortiti

     

    Citazione

    MalAssortiti
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    Tenuto da: Irish Pub - Salice Terme
    Data e ora: martedì 16 luglio 2008 alle 22.30
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    July 07

    Angelo Debarre

    Angelo Debarre (Saint-Denis19 agosto 1962) è un chitarrista francese di gipsy jazz.

    Proveniente da una famiglia di zingari della etnia dei Manouches, ha iniziato a suonare la chitarra all'età di otto anni.Debarre si ispira alla tradizione musicale di Django Reinhardt e ben presto si è imposto come uno dei chitarristi gipsy jazz più brillanti nel panorama europeo.Nel 1984 Debarre fonda il suo primo gruppo, The Angelo Debarre Quartet e nell'anno successivo è impegnato in concerti musicali con altri musicisti zingari in varie parti del mondo.Debarre è un profondo conoscitore anche del repertorio della musica zingara dell'Europa orientale.

    Bireli Lagrene

    Bireli Lagrene (Saverene4 settembre 1966) è un chitarrista francese.

    Già nel 1980 a soli tredici anni Lagrene era considerato un bambino prodigio che suonava in modo eccezionale la chitarra gipsy nella più pura tradizione di Django Reinhardt, di cui aveva imparato nota per nota moltissimi assolo. Come Django Reinhardt, Lagrene proviene da una famiglia di musicisti zingari ed ha cominciato a suonare la chitarra all'età di quattro anni.Verso la metà degli anni ottanta Lagrene si avvicina alla chitarra elettrica e alla musica fusion: a questo periodo risale la sua collaborazione con il bassista Jaco Pastorius (1986).L'inizio degli anni novanta vede Lagrene ritornare ad uno stile jazzistico più tradizionale e maturo.

    Stéphane Grappelli

    Stéphane Grappelli (Parigi26 gennaio 1908 – Parigi1 dicembre 1997) è stato un violinista, pianista e compositore jazz francese.

    Prende le prime lezioni da suo padre Ernesto, un emigrante italiano originario di Alatri. A soli quattro anni perse la madre.Si iscrive al conservatorio di Parigi e non conclude gli studi accademici: apprende essenzialmente da autodidatta, ascoltando le prime registrazioni di Louis Armstrong, Bix Beiderbecke e Joe Venuti. Verso i 15 anni inizia a suonare il pianoforte come accompagnamento per i film muti, nei clubs e nei ristoranti parigini.A 19 anni diventa membro stabile della band dell'Ambassador Club e, alternandosi tra pianoforte e violino, continua la sua carriera con i "Gregor and his Gregorians"; quindi, non molto tempo dopo, lavora come violinista e sassofonista con la "Alan Romans Band" di Montparnasse. Proprio in questo periodo avviene l'incontro tra Grappelli ed il celebre chitarrista jazz belga Django Reinhardt.

    Raccontò Stéphane in una sua intervista:

    « Quella sera ero a suonare il sassofono in un club di Montparnasse e ad un certo momento vidi entrare dal fondo dei loschi individui... io ed i miei colleghi pensammo subito a degli strozzini venuti a riscuotere il pizzo... nella pausa mi vennero incontro... fu lì che incontrai Django e i suoi fratelli... mi chiesero di suonare il violino... io lo feci e da lì a pochi giorni dopo nacque il Quintette. »

    Dall'incontro con Django Reinhardt nel 1934 nasce il Quintette du Hot Club de France. Il gruppo acquista subito un'importanza internazionale e attraverso le proprie registrazioni si impone come il primo importante gruppo jazz non americano.

    Swing

    Swing! Swing?

    Questo termine dalla grafia così dinamica, per lungo tempo non fu associato che al jazz made in USA e alla sua pulsazione ritmica così pregnante. Ma da un po' di tempo ormai, possiamo affermare che lo Swing Manouche - nato dall'esempio prestigioso di Django Reinhardt - non solo fa parte integrante della cultura tzigana, ma anche del nostro universo sonoro di gadjo, di non-tzigani. Come definire lo swing manouche? E' una musica aerea, dello spazio. La mano di Tchavolo che corre sul manico della chitarra, si direbbe un uccello che prende il volo! Questa musica fatta dai Manouche, che ci aspetteremmo piena di dolore e di collera, è piena di gioia comunicativa. Non c'è nostalgia, non c'è nessuna gravità. E' una musica che non è graziosa, ma bella, gioiosa, libera ed arrogante quando osa andare da una nota ad un'altra rompendo il ritmo e sfidando le armonie. E' una musica che viene dal cuore e dall'orecchio, azzardando note inimmaginabili per un musicista che ha imparato la musica al Conservatorio. Beneficiando oggi di una vasta corrente di interesse, questo concetto di swing manouche non è più da considerare come un sintomo collaterale, ma al contrario è riconosciuto come scuola di jazz ben specifica. E' possibile misurarne ora tutto lo charme e la profondità […] assistendo, tra le popolazioni di origine manouche, allo svilupparsi di molti talenti musicali, sia alla chitarra, sia al violino, sia alla fisarmonica. Magari diversi tra di loro come Tchavolo Schmitt, Mandino Reinhardt, Bireli Lagrene, Marcel Loeffler, Christian Escoudé o il compianto Babik Reinhardt, ma comunque uniti da una stessa espressività, quell'ardente lirismo e quell'amore per l'improvvisazione, presente già nelle loro tradizioni folkloristiche. Questi musicisti manouche, che sognano evidentemente tutti Django, testimoniano una grande varietà di stili e di approccio strumentale. Infine, lontano dall'essere un arte etnica senza influenza verso l'esterno, come qualcuno ha azzardato, questo jazz manouche sempre di più affascina il mondo non tzigano.

    Django Reinhardt

    Django  Reinhardt

    Jean Baptiste "Django" Reinhardt (Liberchies23 gennaio 1910 – 16 maggio 1953) è stato un chitarrista jazz belga, da una famiglia di zingari.

    Dopo un lungo girovagare in varie nazioni europee e nordafricane, la sua carovana si fermò alla periferia di Parigi, che Reinhardt ebbe come scenario per quasi tutta la sua carriera.

    Quando aveva solo diciotto anni, Reinhardt, il quale aveva già iniziato una carriera da apprezzato banjoista, subì un grave incidente: un incendio divampato di notte nella sua roulotte gli causò l'atrofizzazione dell'anulare e del mignolo della mano sinistra.

    Questo incidente era destinato a cambiare la sua vita e la storia stessa della chitarra jazz. Infatti, a causa della menomazione alla mano sinistra, Reinhardt dovette abbandonare il banjo e cominciò a suonare una chitarra che gli era stata regalata, meno pesante e meno ruvida. Nonostante le dita atrofizzate, o forse proprio grazie a tale limitazione, egli sviluppò una tecnica chitarristica rivoluzionaria e del tutto particolare che ancora oggi lascia di stucco e suscita ammirazione per la perizia virtuosistica, la vitalità e l'originalità espressiva. In breve tempo era già in attività con diverse orchestre che giravano la Francia.

    A metà degli anni Trenta, Reinhardt e il violinista Stéphane Grappelli formarono un quintetto di soli strumenti a corda che divenne presto famoso, grazie anche all'appoggio dell'Hot Club de France, una delle prime associazioni di promozione del jazz in Europa. Sull'onda di questo successo Reinhardt si rivelò come uno dei musicisti europei più talentuosi nel jazz tradizionale. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, venne invitato negli Stati Uniti da Duke Ellington, che lo presentò come ospite in alcuni concerti, l'ultimo dei quali alla Carnegie Hall di New York.

    Con l'avvento del bebop, Reinhardt diede ulteriore prova di maturità ed originalità artistica incidendo dei brani memorabili con la chitarra elettrica: la poesia Manouche miscelata alle sonorità più moderne fanno di tali assoli una delle pagine più originali del jazz dell'epoca. Reinhardt rallentò sensibilmente la sua attività durante i suoi ultimi anni, forse anche per le cattive condizioni di salute; la sua decisione di non consultare medici, per paura delle iniezioni, gli costò la vita.

    Reinhardt è ricordato sia come un eccezionale virtuoso del proprio strumento, sia come compositore fertilissimo. Inoltre, numerose leggende nell'ambiente jazzistico ne descrivevano la particolarissima forma mentis, in parte derivata dalle sue origini zingaresche.

    July 06

    La Nascita

    I MalAssortiti nascono durante le lunghe ed uggiose giornate dell'inverno 2007
     dalle menti di 6 pazzi amici musicisti accomunati dalla passione per la musica swing.
    Scopo del progetto è fare un tuffo nel passato, nelle affascinanti periferie parigine degli anni 30,
     alla riscoperta di quelle musiche nate dall'unione tra l'antica tradizione
    zingara del ceppo dei Manouche ed il jazz a stelle e striscie. Il grande successo ottenuto
    negli anni da queste canzoni è legato alla loro particolarità: sono infatti tanto
    difficili da interpretare quanto allegre e "popolari" fin dal primo ascolto.